~ Recensione #3: Sostiene Pereira

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Titolo: Sostiene Pereira
Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 216
Prezzo: 6,10 euro

 Trama:
Il romanzo è ambientato a Lisbona, Portogallo, nel 1934, durante la dittatura di Salazar e alla vigilia di uno dei più grandi disastri della storia. Pereira è solo «un oscuro direttore della pagina culturale di un modesto giornale del pomeriggio», il «Lisboa». In seguito alla lettura di un saggio sulla morte, conosce un giovane italiano, Francesco Monteiro Rossi, scrittore di necrologi che accompagnano la scomparsa di eminenti personalità della cultura portoghese. I coccodrilli che il giovane redige tuttavia non possono essere pubblicati, intrisi come sono di teorie socialiste e anarchiche, per il rischio di incorrere nella censura del regime. Il vento che soffiava in Portogallo in quegli anni, era tutt’altro che democratico; era vietato usare parole capaci di aprire le coscienze, non si dovevano fare nascere idee “pericolose” nelle menti dei cittadini, tutto era sottoposto ad un rigido controllo da parte del governo.

Rossi, al contrario del protagonista, insegue i propri ideali. Il giovane ha una grande importanza nella vita dell’anziano giornalista: è come una pietra che increspa le acque placide delle abitudini di Pereira.  Non si hanno svolte radicali, ma piano-piano il protagonista si lascia invischiare nella politica: un tarlo, l’io egemone di Pereira, lavora lentamente nella sua psiche e lo mette in crisi. Pereira esce dal proprio guscio, si apre al futuro.

La vicenda così si anima: si passa dall’incertezza, all’accettazione senza entusiasmo, fino alla piena consapevolezza, alla partecipazione nelle “battaglie” portate avanti dal giovane Rossi.

Il colpo di scena avviene nelle ultime pagine del racconto: il giovane Monterio Rossi, viene assassinato nella camera da letto di Pereira, dove si stava nascondendo, da tre uomini della polizia. Pereira abbandona la vigliaccheria che aveva caratterizzato la sua vita fino ad allora: ha una reazione brillante, utilizza al meglio le armi di cui dispone, carta e penna, e utilizzando le sue parole denuncia in un articolo crudo e realista, i soprusi compiuti dal potere.

Cosa mi ha colpita:

La semplicità con cui si legge e l’impegno sociale del tema in esso trattato.
Ricordo di aver completamente cambiato parere sul conto di Pereira: quando il vecchio scrittore capisce che la letteratura non è incompatibile con la storia, ma parte integrante di essa, diventa un vero eroe: ha piacere nel combattere per un ideale, è il suo compito, la sua missione.
Questo libro lo lessi per preparare la mia tesina, parlai del potere delle parole concentrandomi particolarmente negli anni delle dittature europee. Questa storia è stata una vera scoperta, qualcosa che mi ha colpito e mi ha fatto davvero capire quanto sia importante la parola. Le parole che riempiono le pagine di un libro non servono solo ad arricchire il linguaggio della società, ma cariche della loro autorevolezza, aiutano a farci aprire gli occhi sul mondo e creare in noi un’opinione su avvenimenti meravigliosi o terribili che hanno caratterizzato, e continueranno a segnare, la vita di noi uomini.
Quando e dove l’ho letto. Quando e dove mi piacerebbe ri-leggerlo:
Inverno di qualche anno fa, ero in cerca di materiale per la mia tesina e in questo libro trovai l’ispirazione. Lo rileggerei in qualsiasi mese dell’anno: è una storia che mi ha conquistata.
Voto:
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