~ Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti

Avete presente le ricerche su Internet? Quei viaggi senza meta ma capaci di portarci ad esplorare e cliccare ogni risultato di ricerca? Ecco, inizia tutto così: si scrive una parola all’interno della barra del “cerca” di un qualsiasi motore di ricerca, si aprono i primi risultati, si va a sbirciare dei possibili collegamenti suggeriti nel menù a tendina accanto alla lente di ingrandimento, e così si arriva al risultato finale: la meta tanto sognata!

Mi piace credere che si arrivi al risultato attraverso un percorso inconscio, dentro di noi sappiamo già cosa cercare e dove volere arrivare, ed è sorprendente vedere che al nostro risultato ci arriviamo sempre e comunque!

Adesso vi parlo un po’ di questa mia ricerca, che, come appena detto, mi ha portato, senza darmi il tempo di rendermene conto, a qualcosa che volevo fare da in po’ di tempo, esattamente dall’esame di maturità (fatto nel 2011)..Allora in una ”lontana” mattina, mi trovai faccia a faccia con la prima prova, lo scritto di Italiano. Una traccia che mi trovai davanti fu questa “Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti” (il candidato, prendendo spunto da questa “previsione”, doveva analizzare il valore assegnato alla “fama” nella società odierna e riflettere allo stesso tempo sullo stesso concetto proposto dall’industria televisiva), non ebbi molto coraggio di sostenere un tema su questo argomento, così lasciai perdere. La traccia mi tormentò per qualche periodo ed oggi, quasi involontariamente,  sono arrivata ad aprire una pagina che parlava del personaggio che, nel burrascoso 1968, disse questa frase: Andy Warhol.

Il tema che allora non affrontai ho provato a studiarlo e scriverlo oggi (distaccandomi un po’, secondo il mio parere, dalla traccia).

Sperando di non avere troppo annoiato, la sintesi non è il mio forte, vi auguro buona lettura.

“Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti”, così disse, anzi scrisse, Andy Warhol, nel Marzo 1968, a Stoccolma per il catalogo di una mostra al Moderna Museet.

La frase, tranquillamente definibile futurista, ci offre un’occasione per riflettere su un argomento sempre di attualità: la fama, o meglio la brama di essa e i mezzi  che ci permettono di ottenerla.

Immagino potesse essere difficile, circa 45 anni fa, comprendere pienamente il significato del “pensiero” Warholiano, ma oggi, grazie alla sempre maggiore diffusione di mezzi di comunicazione, di canali TV e social network e del successo planetario dei reality televisivi, la frase si sta rivelando non solo molto realista ma anche più comprensibile.

Purtroppo l’artista morì nel 1987, molto prima dell’avvento, o meglio della massiccia diffusione di tante tecnologie che ci permettono quotidianamente di mantenere contatti, più o meno utili, con il resto del mondo.

All’epoca del pop artist, in televisione, al cinema e sui giornali apparivano solo i grandi attori americani o nazionali, quelli che tutti conoscevano e consideravano quasi degli eroi, amati e invidiati allo stesso tempo. Oggi, anche la gente comune, vuole vivere la propria vita su un palcoscenico forse perché stanca di potere solo ammirare la vita dei  così detti VIP.

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La maggio parte di noi ha un profilo Facebook, Twitter, Instagram, … creato inizialmente per caso o semplicemente per ritrovare vecchi amici, e oggi visitato ogni giorno per inserire periodici aggiornamenti relativi a: attività, lavoro musica, interessi, situazioni sentimentali, sport, letture. Questo dimostra quanto siamo dipendenti dalla rete e dai suoi mille labirinti di indirizzi che ci portano ad volere essere al centro dell’attenzione aggiornando il mondo intero circa la nostra quotidianità.

E che dire del messaggio che ci arriva dalla televisione? Negli ultimi 12 anni, dopo il successo della prima edizione del “Grande Fratello”, è un proliferare di reality show – programmi un tempo inconcepibili – che portano nelle case delle famiglie persone che cercano di imporre il loro modello come se, promulgando uno stile studiato a tavolino, potessero rimanere famosi nel tempo come se avessero contribuito ad una ricerca scientifica, o avessero realizzato un dipinto o una scultura diventata un capolavoro immortale.

Tanti ragazzi (ma non solo) cercano a tutti i costi di imitare i protagonisti di questo o quel programma e, ostentando, come i loro beniamini, il proprio fisico, la propria ignoranza, vestendosi e parlando come loro, coltivando i loro stessi sogni e desideri, pensano di raggiungere anche loro il “posto al sole” o meglio, sotto i riflettori.

Se davvero si è dimostrato “profetico”  Andy Warhol, prevedendo 15 minuti di fama per ognuno di noi, dobbiamo essere in grado di dare a questo quarto d’ora la giusta luce.

Tenendo presente che non dobbiamo vivere la nostra vita come una recita continua su di un palcoscenico, occorre avere il coraggio di coltivare i nostri interessi al di fuori della rete, le nostre passioni e le nostre amicizie smettendo di essere automi che seguono la massa. Il quarto d’ora di notorietà, può essere raggiunto in altri modi, uno di questi è riflettere attentamente su quanto detto e poi, ognuno di noi, troverà dentro sé il significato da attribuire ai 15 minuti di “fama” che gli spettano perché la vita, quella vera, è altrove e bisogna rendersene conto.

Qual è il vostro pensiero la frase che è anche il titolo di questo lunghissimo post?

Buon weekend,

licia

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