~ L’etimologia #2

L’etimologia, come vi ho già detto,  è qualcosa che da sempre ha un certo fascino su di me.

Una parola che mi affascina, oltre a “coraggio“, è “Intelligente”; vi propongo questo vocabolo citando un pezzettino di dialogo tratto dal libro “Cose che nessuno sa” di A. D’Avenia:

“Cosa vuol dire essere intelligente?”images (1)

“Viene da intus più leggere: leggere dentro. La persona intelligente è quella che sa guardare dentro le cose, dentro le persone, dentro i fatti. Non è questione di fare tante esperienze, ma di sapere cogliere il succo di quelle che si fanno”.

 

Rimane sempre aperto l’invito che vi ho rivolto qualche tempo fa, commentate qui sotto con le parole che vi affascinano e che per voi sono speciali.

licia

~ Piangere come i bambini

 “Se devi piangere, piangi come un bambino.

Una volta sei stato un bambino,

e una delle prime cose che hai imparato nella vita fu piangere,

perché il pianto fa parte della vita.

Non dimenticare di essere libero, e che mostrare le tue emozioni non è vergognoso.

Urla, singhiozza forte, fai il chiasso che vuoi.

Perché così è come piangono bambini, e loro conoscono il modo

più veloce per confortare i loro cuori.

Hai mai notato come i bambini smettono di piangere?

Smettono perché qualcosa li distrae.

Qualcosa li chiama alla prossima avventura.

I bambini smettono di piangere velocemente.

E così sarà per te.

Ma solo se riesci a piangere come fanno i bambini”.

(c) “Piangere come i bambini” (tratto da Maktub) di Paulo Coelho.

~ Memorandum. 27 Gennaio

Questo post sarà brevissimo, ma necessario, solo per ricordarvi che siamo le ultime generazioni che potranno sentire i racconti della guerra direttamente da chi li ha vissuti.

Pochi giorni fa ho letto una frase che mi ha colpito: “Per il neorealismo post-bellico, lo scrittore non è più un letterato, ma un testimone”. Ho avuto la fortuna di assistere personalmente ad una conferenza di una sopravvissuta di Auschwitz, Liliana Segre . Ma credo che ognuno di noi abbia la fortuna di conoscere qualcuno che ha vissuto quel periodo: chiediamo a chi conosciamo; potremo raccontare a chi verrà dopo di noi, e spiegheremo loro perché il 27 Gennaio è IL giorno da ricordare.

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

Elie Wiesel

Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. […] C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.

Primo Levi

~ Persone magiche

A noi donne piace essere intuite, indovinate e a volte persino inventate.. E ci fa impazzire scoprire che l’uomo che abbiamo accanto vede in noi cose che nemmeno noi sappiamo.

© Cose che nessuno sa – Alessandro D’Avenia Continua a leggere

~ Aldo Palazzeschi

Io vo… tu vai… si va…
Ma non chiedere dove
ti direbbero una bugia:
dove non si sa.
E è tanto bello quando uno va.
Io vo… tu vai… si va…
perchè soltanto andare
in un mondo di ciechi
è la felicità.

Aldo Palazzeschi

~ Alberi

Gli alberi sono le braccia che reggono il cielo.

Quando avremo tagliato l’ultimo albero, il cielo ci cadrà addosso.

© Detto Indios, Immagine da Google

~ Giorno della memoria

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.

© Primo Levi – Se questo è un uomo